
di Andrea Comincini
Succede spesso di imbattersi in voluminosi testi di saggistica che sprofondano in una noiosa pedanteria e nel dato erudito fine a se stesso; centinaia di pagine incapaci, nonostante la consistenza cartacea, di cogliere lo spirito dell’argomento investigato, la biografia esplorata, la struttura dell’analisi. Altri lavori invece sembrano incredibilmente ispirati, e in non troppe pagine riescono a rivelare non solo l’essenza di un autore o di un’epoca, ma a condurre il lettore in una dimensione incredibilmente intima.
Il saggio di Luciana De Palma, Virginia Woolf. Le parole, il tempo, la visione (Qed 2024, pp. 93) appartiene alla seconda categoria: l’autrice racconta attraverso tre tappe il percorso umano e artistico della scrittrice e lo fa grazie a una prosa evocativa e impeccabile.
Parlare di una gigante del Novecento non è mai facile, ma in queste carte si avverte una complicità tra le due che va ben oltre lo studio meticoloso della studiosa; si tratta di una consonanza di spiriti in grado di svelare, proprio perché sincera, gli aspetti più reconditi di una personalità difficile e poliedrica, concreta ed evanescente come le nuvole di primavera. Virginia Woolf emerge in tutta la propria personalità, si riesce quasi a vederla lì, nella campagna inglese, a camminare, respirare e pensare.
Il saggio si apre con Le parole. Cosa sono? Le risposte arrivano veloci, sono fulmini che squarciano la pagina:
“Virginia cedette alla violenta pressione delle parole, che non vivono nei dizionari, ma nella mente” (p. 10).
De Palma coglie istantaneamente la dimensione psicologica dello scrivere, ne accarezza i risvolti proprio come delicate pagine di antichi manoscritti da sfogliare con cura, e racconta subito l’essenziale: Woolf ha bisogno di scrivere perché ha bisogno di pensare. E la realtà è pensiero.
C’è una vita sottile che attraversa le parole, una dimensione luminosa custodita e nascosta ben oltre le ombre dell’ordinario quotidiano. La scrittrice sa: tramite la penna si serve una causa maggiore, e ne indica le tracce primordiali già ne La crociera, per andare poi a srotolare il bandolo di quella matassa chiamata vita nel corso delle altre opere.
Faticosamente create, partorite, perché non vi è nulla di più serio di scrivere una parola sopra un foglio bianco. Da questa può dipendere l’universo intero, sicuramente quello interiore, abominio immaginare qualsiasi superficialità, pena l’estinzione dell’io e della sua etica.
Ma le parole sono nel tempo, e producono una visione: nella seconda e terza riflessione, De Palma incornicia una analisi perfetta dell’evoluzione psichica – e malinconica, considerando l’esito finale – della grande scrittrice britannica, e lo fa sottolineando quanto per Virginia Woolf
“il problema del tempo narrato e del tempo vissuto dai protagonisti di una storia, non è la logica sottesa agli avvenimenti che costellano un’esistenza, bensì la percezione di un dinamismo inspiegabile eppure tangibile” (p. 57).
Siamo oltre la staticità di un racconto, e si respira un misticismo, concretissimo, che avvicina il lettore ad un mondo di vibrazione, o meglio di onde, prossime allo sguardo, per poi scoprirsi parte di esse, in un continuo processo di arricchimento e dello spirito e della carne. La visione è alle porte, e può essere tragica, visti i venti di guerra dell’epoca – e purtroppo di oggi.
Eppure, se le parole hanno, come crediamo, un potere reale, e la capacità di mutare il presente, ecco che appare di nuovo palese perché la grandezza di Virginia Woolf è indiscutibile: queste annunciano “la meraviglia di una visione infinitamente più forte della morte”. Luciana De Palma, sottolinea così quanto
“la sua onestà intellettuale è nell’ostinata determinazione a non lasciarsi respingere dalla callosa resistenza della vita: provare, tentare, spingersi oltre, attraversando gli strati come la goccia che penetra la roccia”.
Tale rigore etico è anche vero femminismo, un femminismo in grado di liberare l’umanità intera, di non farsi etichettare o rinchiudere in alcuna gabbia concettuale. Proprio come Virginia Woolf.

Un ritratto dell’autrice Luciana De Palma