
di Andrea Comincini
Se l’essere umano sopraffatto dal traffico abbandona la caotica Roma e percorre una strada sgangherata e pericolosa per un’ora in cerca di pace, allora può arrivare a Sabaudia, una giovane città sul litorale laziale. Ma sarà vero? Perché a ben vedere tutto il bel libro di Paolo Massari La vacanza degli intellettuali. Pasolini, Moravia e il circolo di Sabaudia, Utet, 2025ci racconta che sì, la meta geografica è indubbiamente quell’impennata di marmi bianchi incastonati tra dune antiche, ma in fondo a Sabaudia non si arriva quasi mai solo con il corpo: ci vuole altro.
Sabaudia è la città dell’immaginazione, dell’incompiutezza. Riposa silente e vuota su quella che era una antica palude ma non è mai ultimata. Per “concluderla”, e svegliarcisi dentro, è necessario che il viaggiatore sappia osservarla. Ecco allora sorgere mille città. Quando nacque fu giudicata “ridicola”, poi metafisica, infine simile ai tropici. Paolo Massari, grazie a un lavoro certosino tra carte, testimonianze e ricordi, ci porta esattamente in un luogo privilegiato, le pagine del suo lavoro, per osservare la città e viverla nel profondo.
E così emergono propensioni, suggestioni e definizioni di grandi scrittori e scrittrici che proprio nel “paese nuovo” hanno deciso di assaporare la serenità e il tempo della solitudine, del pensiero. E in questa osservazione d’artista sorge la vera cittadina, capace di trovare nel cuore di Alberto Moravia, Laura Betti, Pier Paolo Pasolini, Emilio Greco e tanti altri protagonisti del Novecento un posto speciale, lontano dai riflettori.

un ritratto dell’autore, Paolo Massari
Con un saggio-romanzo di rara delicatezza stilistica Massari evoca le origini terrestri e mitologiche di Sabaudia: dalla fondazione, dal crogiuolo di popoli e culture che l’hanno edificata, dal primo speciale mattone fino a quelle dune selvagge, al lago baciato dai chiari di luna. Una macchia lacustre in cui i giovani nuotavano tenendo i vestiti in un palmo di mano, per attraversarla (mio padre, sabaudiano, mi ricorda spesso come lui e i suoi giovanissimi amici erano costretti a far così prima della edificazione del ponte).
Massari cammina per le vie e per le piazze, e ricorda i nomi storici del posto, tra cui F. Iannella, suo prozio, fondatore della biblioteca nel 1964; incontra Daniela Carfagna, colonna vivente della memoria e della cultura sabaudiana; racconta di quel 5 agosto 1933, anno della fondazione. La sua penna traccia ricordi, e mostra subito il fascino segreto di questo strano posto.
Più che i mattoni, più degli edifici in stile razionalista, a forgiarla è stata la cultura. Pier Paolo Pasolini vi comprò casa insieme a Moravia: memorabili cene, dove artisti e intellettuali trovavano il tempo per fuggire dal caos e ossigenare anima e corpo in quel pezzo d’africa italiana, sotto lo sguardo di Circe dormiente.
Sono pagine intense, tra i bagni stravaganti di Laura Betti e la malinconia di Emilio Greco, i ricordi di Schifano e le passeggiate di Bertolucci. Sabaudia dai mille volti, immortalata anche da Pennacchi, dalla macchina da presa di Pannone; Sabaudia impalpabile, agricola e turistica, né città di mare né di montagna.
Fra tutti forse Pasolini la capì meglio quando in un famoso documentario sulle dune ne disegnò i lineamenti e l’anima (https://youtu.be/e6ki-p1eW2o?si=B6q34lajdk7ZDJuK). Anche Igor Man, suo costante frequentatore, ne parla in modo estremamente ammirato: “Mi sono innamorato di questa terra, di questa natura, di questo silenzio, straordinario silenzio. Mi sono tuffato in questa realtà chiamata Sabaudia e ne ho ricavato frutti meravigliosi”.
Città di volti, di paesaggi e di cinema. Quante pellicole l’hanno catturata, quanti attori sono stati avvistati camminare nel centro cittadino, per tanti anni. Ed oggi? Una città metafisica non può esaurirsi e infatti ha ancora avuto molte voci, e ne avrà. Dal poeta Rodolfo Carelli, una delle anime storiche di Sabaudia, a tanti altri giornalisti, attori e attrici, Sabaudia oggi preferisce non mostrare i suoi tesori, ma tenerli nascosti.
I tempi della discrezione hanno lasciato il posto ad altre epoche, altri modi di vivere la cultura. Eppure, per chi come il sottoscritto è cresciuto lì, camminando di notte o nei corti pomeriggi d’inverno nella piazza centrale, quel silenzio riappare, circonfuso dalla luce del tramonto che si intreccia con i pini. Ed ecco ancora lì lo scorcio d’Africa, la terra dei sogni mai sognata per l’ultima volta, dove trovare di nuovo rifugio.