Lucetta Scaraffia: Otto mistiche laiche del Novecento

di Andrea Comincini

Lucetta Scaraffia, giornalista, storica e femminista di profonda esperienza, ci consegna un libro davvero difficile da definire. Si può parlare di semplice saggio, di un romanzo di vite altrui, ma in realtà, attraversandolo, ci accorgiamo che si tratta di una dichiarazione d’amore per la condizione umana, soprattutto e principalmente quando è fragile: Dio non è così. Otto mistiche laiche del Novecento”, edito da Bompiani, è già nel titolo una dichiarazione controcorrente, come le esistenze di queste donne. Vite di mistiche che hanno in qualche modo cambiato la storia, prima di tutto la loro, il cui percorso è ben distante da quanto ci si potrebbe aspettare.

Cosa c’è di più scontato infatti se non immaginare una santa figura adamantina, irreprensibile, e soprattutto sana? Una prima caratteristica di questi ritratti infatti è mostrare come le protagoniste – da Catherine Pozzi a Charlotte von Kirschbaum, da Adrienne von Speyr a Banine, da Élisabeth Behr Sigel, Simone Weil, fino a Chiara Lubich o Romana Guarnieri  – siano persone fuori dal comune in tutti i sensi. Alcune, perfino considerabili pazze.

Pensiamo a Simone Weil: donna che odia sentirsi donna, tanto da vestirsi da uomo, certamente con un animo tormentato e spesso vittima di crisi profonde, credente “sulla soglia” – non aderì mai al Cattolicesimo con un battesimo, perché quella Chiesa corrotta le dava l’impressione di un corpo malsano – diventa tuttavia una icona ormai mondiale del misticismo, della fede e del femminismo.

La ricerca di Scaraffia si intreccia infatti con un altro tema a lei molto a cuore, la questione dell’emancipazione, ma è un femminismo, quello dell’autrice, ben lontano da certe mode attuali, e volto invece a sottolineare la necessità di un confronto con il trascendente. Un ritratto dell'autrice, Lucetta Scaraffia

Proprio in questo rapporto dialettico costante, sofferto, “folle”, emergono figure anche poco conosciute ma incredibilmente illuminanti. Si leggano le pagine, per esempio, dove scopriamo che il famoso teologo Hans Kung viveva una relazione a tre, con le sue donne, ma ben lontana dall’essere quel ménage che molti sognano e negano dentro i confessionali delle loro coscienze; possiamo approfondire la personalità fuori dal comune di R. Guarnieri, amica della scrittrice che così la descrive:

“una studiosa geniale, ma assolutamente indifferente al favore degli accademici, laici o cattolici che fossero, aperta ad ascoltare e aiutare tutti, senza preclusioni di sorta, capace sempre di pensare in grande, troppo in grande per il mondo in cui viveva” . 

Solo due esempi molti diversi per far comprendere al lettore quanto queste donne non abbiano avuto vita facile, bensì si siano dovute scontrare con un mondo spesso duro e indifferente o pieno di pregiudizi. Si tratta di esistenze attraversate da dubbi, dolori, ma anche grandi sogni, e energie davvero sovrumane.

Le donne descritte dalla Scaraffia, diciamolo chiaramente, quasi tutte, potrebbero esser registrate in qualche bollettino di psicopatologia clinica. Menti divise, contorte, sofferenti. Anime afflitte da traumi profondi e saziate solo da un amore assoluto, infine creato per sopperire a una palese incapacità di vivere nel mondo?

Si potrebbe scrivere tutto questo, certamente, ma non basterebbe a spiegare la forza che le ha accompagnate fino all’ultimo giorno. Se la follia è la caratteristica dei santi, e il peccato la cornice che spesso li accompagna, ecco che nel libro, pian piano, durante la lettura, si alza un’onda silenziosa, lucente, e sconvolgente: c’è una forza in queste creature fragili, interrotte, ammaccate, all’apparenza sovrumana.

È la potenza di un incontro mistico che mai come in queste figure appare più vero ed elevato. Proprio nel minuto, nel gracile, nel minimo angolo oscuro di un’anima debolissima la scintilla di una forza superiore guida infine ogni passo, e rende le analisi psichiatriche limitate e limitanti.

Lucetta Scaraffia infine ci offre una immagine del Novecento anche da un punto di vista sociologico, sottolineando quanto si sia affermata la necessità di incontrare dio oltre gli schemi convenzionali, e di come proprio le donne si siano fatte spesso portavoce di questa istanza.

Nel secolo dove l’eclissi del sacro appare più evidente, tanto da far dire a Heidegger che abbiamo bisogno di nuovi dèi per trovare la salvezza, in un mondo ormai consegnato al materialismo nichilista, ecco per esempio Banine gridare:

“Che potevo fare se non inginocchiarmi e pregare Dio con tutto lo slancio della mia anima? Dio nascosto. Dio problema. Dio enorme e segreto”.

Parole…sante, perché proprio di problema si tratta. Stiamo parlando di otto mistiche laiche dall’intelligenza vivacissima, certo consapevoli di quanto quel richiamo comportasse, agli occhi del mondo e a quelli della loro coscienza. Ma il misticismo che emerge è più forte, e si trasforma in lavoro, quotidianità, amori difficili e spesso contraddittori. Vite al limite, dove quel confine altro non è se non lo sguardo ineffabile della condizione umana.

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