Scoprirsi creature. La poesia di Pietro Russo in “Tutte le ossa cantano la canzone d’amore”

 

 

di Gabriella Grasso

Tra le innumerevoli piste di riflessione che si aprono alla lettura dell’ultimo, densissimo libro di Pietro Russo,Tutte le ossa cantano la canzone d’amore” (peQuod, 2025, collana Portosepolto, diretta da Luca Pizzolitto e Massimiliano Bardotti), quella che qui voglio percorrere è quella della creaturalità, dello “scoprirsi creature”.

Scoprirsi, sì, perché si tratta di un cammino di consapevolezza e di continuo stupore, termine non a caso ricorrente nel libro e indicatore di resistenza rispetto a un mondo greve di contraddizioni: “si resiste al mondo / grigio e gonfio di pioggia” e, davanti a un’alba che infiamma le case, “si resiste / come una forma di stupore”(p.18).

Si tratta di una scoperta che avviene tanto nella dimensione verticale quanto in quella orizzontale. E dunque, da un lato, nel legame tra il creatore e il mondo, tra il cielo e la terra, ma anche tra il poeta-uomo-padre e i suoi figli, a cui spesso nei testi egli rivolge “parole che  giungano (…) e vi restino più delle paure del mondo”(p.24).

Risalire al cuore, al nocciolo della paternità significa confrontarsi con l’origine, al di là delle sovrastrutture, delle narrazioni, delle mistificazioni: “C’è un uomo all’inizio di questa luce / io l’ho chiamato padre / ed è un uomo / non un dio che blatera di assurde stelle / e dinastie tra la sabbia“(p.10).

Dall’altro lato, nell’orizzontalità, scoprirsi creature avviene nel gioco di simmetrie e di rispecchiamenti che ci lega agli altri esseri viventi e ai nostri simili : “ho un cuore di animale e uno / a partire da come mi guardi”(p.67). Gli echi di suggestioni francescane e i costanti riferimenti biblici rinsaldano questa idea di appartenenza a un unico progetto creativo che però, lungi dall’essere idilliaco e scevro da ogni idealizzazione, si inscrive in una realtà complessa e di dolore, che irrompe prepotentemente nella poesia di Russo, con i suoi umori e i suoi colori.

Le tessere di questo mosaico composito sono i migranti, stipati in navi stracolme o incontrati nelle rotte della quotidianità, sono la vecchietta Sarina, il kebabbaro, il manager che muore a quarant’anni…sono le trame di una realtà che si rivela “povera di carezze”, molto più amara di ciò che ipocritamente vorremmo consegnare ai posteri, quella “nostra migliore immagine d’asporto”(p.26), così finta.

Ecco dunque che i riferimenti spirituali e letterari del poeta, i salmi e il salmodiare, ad esempio, o la frase-testimonianza-testamento di Etty Hillesum nel lasciare il lager (“abbiamo lasciato il campo cantando”), diventano, attualizzandosi, strumenti per esprimere nuovi contesti e antichi dolori, nonché ataviche vessazioni, laddove Auschwitz prelude ad altri drammatici campi odierni.

Un ritratto dell’autore, Pietro Russo

Il passato, così vivido nei riferimenti culturali e storici della poesia di Pietro Russo, è qualcosa di quanto mai concreto, è quella “sapienza minerale delle ossa” che ci unisce al creatore e al creato tutto, in un unico intreccio, un unico textus, sulla scorta di altre sapienze millenarie, quella ebraica, e poi la buddista, e la francescana e così continuando.

Il tema del canto, infine, ricorrente nel libro, a partire dal titolo, annulla non solo le barriere tra gli individui, ma anche la separazione tra la vita e la morte: “in questa canzone non ci sono né vivi né morti, solo il Vivente, che è canto e vento che lo trasporta”. Il respiro è soffio vitale e manifestazione dell’oltre, ruah veterotestamentaria che si fa canzone d’amore nell’interpretazione di “tutte le ossa”.

Scoprirsi creature attraverso la lettura del libro di Pietro Russo ci conduce  a questo punto a fare un passo in più, che mi pare cruciale: il passaggio da un’idea di paternità viscerale e pregna di antichi simboli a una nuova postura. Una posizione che riguarda non solo la ‘generatività’ in senso letterale, ma ogni incontro con un altro essere: quella della prossimità e del rispetto, del “saper diventare distanza, saper stare nelle fughe / tra libertà e amore” (p.23).

 

 

Alcune poesie

 

Lo chiamo padre

C’è un uomo prima di tutto

e io lo chiamo padre

 

e non vedo la casa costruita

con gli occhi miopi della rinuncia

 

Io nella foto sono quello tra le braccia

ancora non lo so

ma quello che chiamiamo cadere

è il modo in cui una stella declina la propria luce

 

C’è un uomo all’inizio di questa luce

la montatura squadrata degli occhiali

che sembra un telescopio di precisione –

io l’ho chiamato padre, ed è un uomo

non un dio che blatera di assurde stelle

e dinastie tra la sabbia

 

***

 

Fare parte di una storia

Siamo persone che spariscono dai radar

e si ritrovano nelle abitudini di un altro

fissiamo identità che non ci comprendono

mai del tutto

Parlare di un amore cresciuto come tacche su un muro

una cosa tra la gioia e pareti da ridipingere

 

E’ bello che il cuore non è solo un muscolo

ma quando c’è da prendere un auto e sparire

noi siamo i primi

 

Fuori il cielo fa presto a ingabbiare la luce

sarà che è sera, tutti paiono ombre felici

 

Ma il cuore è una meccanica rodata

e pure nell’apnea di questa immagine

continuiamo a cadere come una preghiera dalle labbra del vento

 

***

 

Lettera extrasistema

A volte qui scopriamo denti affilati

quando muore un manager di quarant’anni

di fronte a una nave di migranti

ci dividiamo in clan come alla prima notte

 

ma poi la notte si apre come al fondo di un trucco

e non c’è inganno alla luce del giorno

niente che giustifichi questo odio

 

Siamo poveri di carezze, ecco

 

Ma dimmi di te, piuttosto,

come stai su Betelgeuse?

E il dna che abbiamo impiantato

con la nostra migliore immagine d’asporto –

anche lì una vita che si alza dal fango

per vedere, da esseri con la schiena eretta,

che non sempre ne varrebbe la pena?

E la gioia, dopotutto?

Con amore terrestre,

tuo Pietro

 

***

 

sono davanti alla mia solitudine

Dio è il teschio che ogni giorno divengo

 

la lettera mutila la casa dove credevo

di poter vivere per sempre

 

ho un cuore di animale e uno da costruire

a partire da come mi guardi

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *