
di Serena Vinci
L’angelo di sangue (Edizioni del Capricorno, 2026) di Valeria Bianchi Mian, noir psicologico che si è aggiudicato il 2° posto nella Sezione Classico del prestigioso premio letterario «Garfagnana in Giallo», è il terzo romanzo di quella che potremmo definire la prima e finora unica trilogia dell’horror torinese di penna femminile.
L’autrice ha una formazione psicoanalitica di orientamento junghiano e ha creato il marchio Tarotdramma per i suoi percorsi psicoterapeutici, che si avvalgono della suggestione dei tarocchi, all’intersezione con gli strumenti dello psicodramma.
Il riverbero nella letteratura di questo suo approccio professionale è evidente, soprattutto per il lavoro profondo sulle matrici inconsce della natura umana e della scrittura stessa, come Bianchi Mian dichiara nella dedica alle due madrine Carolina Invernizio e Rosa Mogliasso, le «due muse che mi regalano consigli nei momenti medianici, ovvero l’arte dello scrivere ascoltando la voce dell’inconscio».

Un ritratto di Carolina Invernizio
Le due scrittrici piemontesi, la prima instancabile romanziera di horror ottocenteschi (che oggi sono considerati stucchevoli ma che all’epoca hanno fatto la storia di quel particolare filone del genere incentrato sull’oltretomba, che esplora regni di spiriti e dimensioni infernali) e la seconda, venuta a mancare nel 2024, che ha reso l’horror al femminile portavoce di un’aperta denuncia sociale, sono il manifesto della poetica di Bianchi Mian.
La trilogia noir è pubblicata dalla casa editrice torinese Edizioni del Capricorno e curata dalla direttrice editoriale di Valentina Castellan, che ha fatto della sezione noir la sua punta di diamante, insieme ad altri noti autori come Giorgio Ballario e Massimo Tallone.
Va detto che Bianchi Mian è una delle rarissime penne femminili che si dedicano con successo a questa forma di romanzo, possedendo in particolare due specificità di rilievo. Prima di tutto, la capacità di contestualizzare nella contemporaneità le vicende, sia linguisticamente che in relazione ai riferimenti culturali.
Infatti, capita spesso di vedere i personaggi alle prese con la tirannia dei social e dei messaggi di whatsapp, irrinunciabili quanto invadenti, nella vita vera ancor più che nella finzione, la quale aiuta a svelarne la macchinosità e la pervasività nella vita quotidiana.
In secondo luogo, ma non di secondaria importanza, è il rilievo del contesto storico e soprattutto geografico. Infatti, già dai titoli dei capitoli incontriamo luoghi cari a quel lettore che conosce il Piemonte e l’area torinese in particolare: il monte Musiné, Casellette, Parco delle Vallere, Villa della Regina.
Se ci addentriamo nei luoghi battuti dai torinesi, Caffè Elena e via Sant’Anselmo aprono scenari complessi nella mente di chi ha vissuto quei quartieri e ne comprende la connotazione. Se qualsiasi lettore ignaro del significato intrinseco di questi luoghi, si gode appieno la fase immaginativa che accompagna ogni lettura di finzione, nel caso di un lettore con conoscenza diretta della toponomastica, l’esperienza risulta altamente immersiva.
I tre romanzi sono autonomi nella narrazione e nelle vicende, nonostante alcuni personaggi ritornino come la coppia “detective” Viola/Pietropaoli, ma lo spessore valoriale di ognuno di essi aumenta se messo in relazione all’altro.
Il primo romanzo della trilogia, Il corpo crudo (2023), si apre il 23 dicembre 2022 con la scoperta di un omicidio brutale a sfondo esoterico nel quartiere di San Salvario. La vittima è Bruno Sirio, un fotografo e artista di successo di trentatré anni, noto nell’ambiente dell’arte contemporanea con lo pseudonimo di “Dio+”. Il suo cadavere viene rinvenuto nella sua casa-studio di via Ormea in condizioni raccapriccianti: è stato costretto a ingurgitare dell’acido disgorgante ed è stato privato del membro virile, che sembra essergli stato strappato via con violenza ferina.

Le indagini seguono due piste principali, quella del movente artistico/economico, fa pensare a un assassino proveniente dall’ambiente cinico e competitivo dell’arte contemporanea torinese, e quella passionale/psicologica che sospetta di qualche amante del passato. Infatti, Sirio, aveva l’abitudine di usare e manipolare i corpi delle donne per le sue opere provocatorie, provocando rancori nelle relazioni interrotte bruscamente.La narrazione oscilla continuamente avanti e indietro nel tempo per ricostruire i mesi precedenti al delitto e scavare nel passato profondo dei personaggi. Ad amplificare l’atmosfera cupa del quartiere (ben nota a chi ci ha vissuto o trascorso serate della movida) si aggiungono una serie di misteriose aggressioni notturne a opera di una presunta creatura feroce, che i testimoni descrivono come la figura mitologica di un lupo mannaro. Il fulcro della storia diventa così l’esplorazione del confine labile tra l’essere umano e l’istinto animale (l’Ombra), dove il corpo cessa di essere solo una forma per diventare “carne cruda”, vittima e carnefice dei desideri e delle psicopatologie umane.
Il secondo romanzo della trilogia, Le signore dei giochi (2024), affronta invece tematiche profonde e viscerali legate al femminile, alla maternità, alla perdita e al senso di colpa, muovendosi tra la Torino “bene” e le atmosfere inquietanti delle Valli di Lanzo. La storia si apre in medias res con un ritmo incalzante e una scena d’impatto: in una piovosa notte di giugno, nei boschi delle Valli di Lanzo, Greta Pietropaoli (anche già protagonista del precedente romanzo) è in fuga, è stata ferita gravemente ed è inseguita da qualcuno che intende ucciderla. Da questo momento, la narrazione fa un passo indietro nel tempo, quando un paio di settimane prima era apparso un misterioso documento risalente al 1995. Questo foglio sconvolge la routine di tre eccentriche anziane signore della Torino borghese. Le tre donne si professano medium e sensitive, sono dedite a pratiche esoteriche ed extrasensoriali, note nel loro giro di clienti affezionati come le “ziette”. Gravita intorno a loro ruota anche la figura di Viviana, una tarologa.
Il documento riapre un cold case vecchio di trent’anni: la scomparsa di Eva Amariei, una giovane clochard che all’epoca era all’ottavo mese di gravidanza. Il nome di Eva diventa il fil rouge (un vero e proprio “filo rosso sangue”) che lega indissolubilmente il passato al presente, sollevando interrogativi su chi, a distanza di decenni, abbia interesse a dissotterrare o a coprire per sempre il destino di quella donna invisibile.
Il fulcro emotivo e concettuale dell’opera, in questo secondo romanzo, è l’esplorazione della maternità e del corpo femminile in tutte le sue declinazioni psicologiche e drammatiche. Nel corso della storia si confrontano e si scontrano infatti diverse figure di donne.
E dopo la bestialità e la maternità, Bianchi Mian posa il suo sguardo analitico e allo stesso tempo onirico sull’estrema contemporaneità, in particolare sui giovani nella loro solitudine, persi nella loro suscettibilità davanti all’uso e abuso tanto dei social quanto delle relazioni tossiche.
Anche L’angelo di sangue si apre in medias res, con una drammatica seduta di psicoterapia online tra il dottor Daniel Viola e la sua paziente diciannovenne, Raffaella Montedori (soprannominata “Vega” su Zoom). Raffaella è in cura da lui da due anni, a seguito di un tentato suicidio. Vediamo che la ragazza si collega a schermo spento dal crepuscolo di un bosco sulle pendici del Musiné e annuncia di voler interrompere la terapia perché ormai ha incontrato l’angelo che aspettava.
All’improvviso, lo schermo si attiva e lo psicologo assiste impotente a una scena orrifica. Sullo schermo compare la schiena nuda di Raffaella, che mostra il tatuaggio di due ali sulle scapole. Ha la testa infilata in un sacchetto di plastica e qualcuno si muove sopra di lei con un coltello. La trasmissione si interrompe bruscamente prima del grido della ragazza, lasciando Daniel nel panico per non aver registrato la chiamata o fatto uno screenshot e di non sapere cosa sia successo davvero.
Con un escamotage ormai consolidato, la narrazione fa un salto indietro di circa due settimane, ai primi di dicembre, per ricostruire i fatti. Nel corso di una seduta online, Raffaella aveva confessato al terapeuta con grande entusiasmo di aver incontrato una persona “speciale” di nome Michael e di aver iniziato un percorso spirituale. Viola, che già nei giorni precedenti parlando con la compagna Greta Pietropaoli aveva confessato di percepire un’oscura sensazione di pericolo imminente legata ai suoi pazienti, ignora ancora che la sua giovane assistita sta cadendo nell’adescamento della setta di Metatron.
La setta è mossa da Salvatore Regis, un carismatico quanto arrogante maestro olistico che tra le altre stranezza partecipa a un’intervista presso Radio Happy Turin per promuovere il suo centro “Spirit Healing” di via delle Rosine a Torino. Regis predica una filosofia sincretica di “meditazione angelica” volta all’evoluzione dell’Io e alla purezza, nonostante intimamente provi profondo disprezzo per la gente comune e la sua mediocrità.
Raffaella aveva incontrato Michael, che a dispetto del nome è una bellissima ragazza androgina dai tratti angelici, proprio mentre era impegnata a fare volantinaggio per il centro Spirit Healing. Michael (che in realtà ha adescato Raffaella tramite chat mirate su WhatsApp, facendo leva sulla sua fragilità e sulla comune passione per la stella Vega) la invita quella sera stessa a un incontro di meditazione gratuito che prepara ai successivi step per celebrare il solstizio d’inverno, data cruciale nell’ambito del sistema esoterico fatto di simbologia, momenti di ritualità e talvolta crudeli sacrifici di trasformazione.
Del resto, la quarta di copertina lo dichiara: siamo in una Torino che sta per festeggiare il Natale e «qualcosa di malvagio sta per succedere», in un’eco referenziale, appena mascherata dalla traduzione in italiano, dell’inquietante serie horror Something Very Bad Is Going to Happen, degli stessi produttori dell’ormai epica Stranger Things, distribuita su Netflix proprio a marzo, in una concomitanza con l’uscita de L’angelo di sangue che ha dell’esoterico, appunto. E senza voler spoilerare altro, di angeli e demoni che mescolano il loro sangue si tratta.











di Stanislao Rossi




