“Topologia del caos” La crisi del vecchio ordine e il mondo contemporaneo

 

di Lucrezia Lombardo 

Se l’Occidente rivela oggi la propria stanchezza, quasi implodendo, il resto del mondo è invece in fibrillazione. Non assistiamo, infatti, a una semplice moltiplicazione dei conflitti globali, ma a una trasformazione della forma stessa dell’ordine mondiale, per cui il caos non è assenza di struttura, ma il prodotto di un eccesso di connessioni. Da ciò deriva che l’odierna instabilità politica non è sintomo di un vuoto, ma, piuttosto, il prodotto di una sovrasaturazione.

Dopo la fine della Guerra fredda, celebrata come “fine della storia”, si è affermata l’illusione di un ordine lineare, governato dal mercato e dalla tecnica. Oggi, quella linearità si frantuma. Il mondo non è più organizzato attorno a un centro egemonico stabile, ma attraversato da molteplici poli di potere che si attraggono e si respingono. Il caos, difatti, non esplode solo ai margini, ma emerge dal cuore  stesso del sistema. Le guerre non sono più soltanto territoriali, ma ibride, informatiche, economiche e tecnologiche.

La battaglia si combatte così attraverso reti, algoritmi e flussi finanziari, tanto che l’informazione e la contro-informazione diventano armi pericolosissime. La verità -in questo crogiolo- perde la propria  autenticità e viene misconosciuta, ma non per effetto della censura, bensì a causa di una sovrapproduzione di narrazioni. In mezzo ad un rumore incessante, il discernimento degli individui si indebolisce e il disordine si fa,  prima di tutto, cognitivo.

 

La globalizzazione, che prometteva integrazione e commistione, si sta rivelando come motivo di frizioni, mentre le catene di approvvigionamento si rivelano sempre più fragili. Una crisi sanitaria, un conflitto regionale, una decisione politica in un punto del pianeta, generano ormai onde d’urto globali. L’interdipendenza, celebrata come garanzia di pace, si è pertanto trasformata in vulnerabilità sistemica, per cui ogni nodo della rete è anche un punto di collasso potenziale.

 

Entro tale contesto, il caos globale non è soltanto geopolitico, ma dovuto al vacillare dell’idea moderna di “dominio tecnico”. L’essere umano scopre, pertanto, di non essere sovrano, ma parte di una complessa ecologia che lo trascende, tanto che persino l’economia è entrata in una fase di turbolenza permanente. Continua a leggere→

Voci dalle ossa

di Antonina Nocera 

Se esiste un libro che coniuga alla perfezione la complessità  di temi, dell’impianto strutturale con la chiarezza e il nitore formale,  questo è Voci dalle ossa di Alessia Franco, giornalista e scrittrice, nota anche come “La raccontatrice”. E se è ancora lecito, in questa età di semplificazione, di ampia tendenza all’intrattenimento e non solo in ambito letterario,  divulgare un’operazione culturale che ha anche una ricaduta sul piano dell’impegno sociale, penso che sia doveroso spiegare le ragioni e la genesi di questo lavoro.

Ho trovato interessante il progetto che sta a monte alla scrittura di un libro che è molto di più di un’opera di narrativa. Come necessaria premessa, è utile sapere che si tratta di un e-book concepito per essere distribuito e letto in forma gratuita, già tradotto in inglese, spagnolo e arabo. Sposando la politica dell’ open access, il lavoro di Franco intende coinvolgere studenti, lettori e lettrici in maniera trasversale e con l’intento di sollecitare, attraverso la narrazione, una riflessione ad ampio raggio che parte dal macro tema del dialogo con  i morti, con le ossa,  che nel simbolismo archetipico  sono l’anello di congiunzione del ciclo psichico vita-morte vita (PInkola Estes)

Tutto parte da un’idea di Franco che raduna  tutte le sue passioni: la fiaba, la narrativa, le storie scelte con cura e restituite con la cura di chi sa recuperare e raccontare, il giornalismo, l’ inchiesta, il realismo magico. Si aggiunge una collaborazione importante con l’antropologo forense Nicholas Marquez Grant.

In quattro anni di meticoloso lavoro,  Voci dalle ossa prende vita da quest’incontro, dalla sinergia di queste due voci, di queste visioni: la narrazione incontra il grande tema delle sparizioni forzate, dei desaparecidos di ogni paese del mondo; la ricerca meticolosa e faticosa dell’antropologia forense incontra la forza delle parole che ci restituiscono storie sepolte, come le ossa delle fosse comuni, destinate altrimenti a rimanere polvere tra la polvere, dimenticate dal mondo. Ce lo spiega Nicholas, che firma la prefazione:

In Voci dalle Ossa, la scrittrice Alessia Franco, mia cara amica, ha raccontato, spargendo luce con parole che ha scelto una per una, il fenomeno delle sparizioni forzate. Lo ha fatto da due prospettive: una è quella delle vittime che hanno perso la vita; l’altro è il punto di vista di chi resta vivo, con soltanto un ultimo ricordo e molte domande irrisolte. La storia scritta da Alessia rende onore anche tutti quegli scienziati – spesso molto coraggiosi – che operano in tutto il mondo per cercare appunto di dare risposte ai parenti degli scomparsi, cercando di colmare i vuoti di informazioni spesso insufficienti, lavorando senza sosta per ricercare e identificare i corpi delle persone che non hanno fatto più ritorno a casa.

Le voci narranti sono affidate ai ragazzi, i componenti del Discovery team,  adolescenti o poco più con un fuoco dentro, quello della curiositas, che da Apuleio a Collodi è il topos della conoscenza del mondo, della trasgressione positiva che insegna ad affrontare l’incognita, ad andare oltre lo steccato del conosciuto, della zona di comfort. Sono loro, i trasgressori positivi, che cambiano le regole imposte da un mondo alla deriva, che nasconde le “ossa” di omicidi scomodi, di vite innocenti strappate precocemente.

Nico e Rosa, sono i detonatori di questa esperienza di vita e narrazione: lui ritrova le ossa e lei le racconta, restituisce, attraverso la parola, le storie dei corpi dimenticati nelle fosse, delle memorie che vi sono appiccicate come residui di materia: la scienza e la narrazione si incontrano per svelare il sepolto, il “segreto” dell’osceno che ogni comunità desidera seppellire per sempre. Le ossa seppellite sono quelle degli scomparsi, dei desaparecidos, delle persone scomode eliminate, delle vittime della lupara bianca, dei bambini delle fosse comuni durante le guerre, degli scomodi, dei reietti, dei diversi.

Con grande abilità narrativa, Alessia Franco riesce a delineare personalità palpitanti e reali, con vite ed emozioni riconoscibili e al contempo (come ogni narrazione che si rispetti) funzioni e aspetti simbolici che ognuno di loro incarna:

 Perché tutte le narrazioni hanno uno strano modo di manifestarsi, sono vive. Capiscono chi le ascolterà, sanno aspettare.

In ognuna delle personalità del Discovery Team, possiamo scorgere una porzione del mondo che abitiamo: il ragazzo venuto dall’altra parte del mare, che ha conosciuto l’orrore e  cerca risposte, per quanto scomode, a domande che nessuno osa fare; un’adolescente che oggi rubricheremo con la frettolosa etichetta “problematica” che si emancipa dalle sicurezze della propria cameretta per intraprendere un percorso di maturità e conoscenza;  una piccola donna che non si lascia sovrastare dalla perdita forzata del padre e decide di unirsi alla ricerca di chi scompare, di riempire l’assenza con un progetto.

Le storie sono ricucite, come dice Nicholas Grant,  con un preciso metodo:  Raccogliere infor­mazioni, ricomporre un puzzle di luoghi e di persone. Un disegno che assolve a importanti funzioni sociali, antropologiche, narrative, che serve, in definitiva a ricomporre quel necessario tessuto identitario e mnestico in cui una comunità smembrata può ricongiungersi.

L’autrice viene da una terra, la Sicilia,  in cui questi territori opachi, queste terre di nessuno degli scomparsi, dei dimenticati, hanno segnato profondamente la storia. Anche il nostro mare può essere veicolo semantico di molteplici significati, alcuni molto poetici altri fortemente disturbanti, quando diventa- purtroppo sempre più spesso-  il cimitero liquido di corpi che mai verranno restituiti, di cui non si saprà mai nulla.

Insieme agli scomodi, ai diversi, ai reietti, costoro hanno diritto di esistenza, hanno diritto di essere raccontati e narrati e tramandati; nelle antiche comunità queto compito era affidato agli anziani, vengono chiamate in causa le nuove generazioni, a cui idealmente si rivolge questo testo, richiamando la sensibilità e la curiosità delle giovani menti.

Grazie a loro, il  racconto diviene universale, per tutti coloro che leggeranno, a prescindere dell’età e dalla formazione  come tiene a ribadire nella nota finale Alessia Franco, perché non esiste un’età per esplorare le profondità dell’animo umano, è un esercizio, come ci ha insegnato Seneca, necessario per divenire sapienti e consapevoli di noi stessi.

Questo prezioso libro ci insegna anche a farci guidare per mano, da maestri che hanno visto e sanno, da coloro che hanno gli strumenti e le abilità da tramandare, da chi ha le parole per curare, per raccontare.