“Anch’io sarò una perla / sfuggita al filo” Omaggio alla poesia di Antonio Caldarella (1959-2009)

 

di Gabriella Grasso

Antonio Caldarella è stato un artista quanto mai versatile: si è espresso nella poesia, nella pittura, nella scrittura teatrale, è stato anche attore e regista. Ha operato nella Sicilia orientale dalla fine degli anni Settanta in poi, nel pieno di quei fermenti che portarono novità e sperimentazioni, specie in campo teatrale e radiofonico, accanto a nuove consapevolezze, generazionali e collettive. Anni di impegno, di scrittura instancabile, di amicizie e collaborazioni.

La morte ha interrotto tutto questo troppo presto, ma Cardarella è stato comunque in grado di lasciarci un ricco patrimonio di idee e progetti, un saggio della sua profonda sensibilità e della dolce ironia con cui guardava e raccontava il mondo.

Cantore di sentimenti eterni e radicati (quella “social catena” di amicizie, sodalizi, affetti, di cui si nutriva la sua vita), si trova a vivere gli anni in cui avviene, in modo apparentemente indolore, il passaggio dall’epoca delle lettere d’amore a quella della comunicazione digitale e spersonalizzante: “La mia ragazza mi aveva lasciato / per un nuovo arrivato, uno del web-est / un pivello molto più giovane di me. / Non lo sopportavo / e mi rifugiai nella mia chat (…) chiesi uno Skinflix doppio, /mi servirono un Avatar caldo e senza ghiaccio” e via proseguendo, con sottile ironia.

Un mondo che sta cambiando rapidamente, in cui l’artista esprime il proprio disorientamento, senza rinunciare a uno sguardo critico, talvolta beffardo, talvolta tenero, verso ciò che lo circonda.  La sua poesia si snoda tra l’intensità a volte esondante del sentimento, registrato nella purezza del suo nascere, e la consapevolezza amara di un’altra realtà, accovacciata dietro l’apparenza, pronta a svelarsi nel suo lato aggressivo. “Mi chiedi due parole / una dedica /per un evento importante della tua vita / ma non faccio più la radio, / ma la radioterapia / ed ogni giorno è un giorno importante / in cui aspetto l’alba / con la scusa di un nuovo amore. / Sono ascendente cancro e discendente di un DNA / che mi ha lasciato un cancro in eredità”. L’amore è esperienza totalizzante e quasi panica: “Ho bevuto un frullato di stelle / quando la tua mano / s’è poggiata sulla mia nuca. / Un vortice di desiderio / ha aperto tutte le porte ancora chiuse / e tolto tende / a tutte le finestre sul mare”.

Tuttavia, porta con sé un carico di dolore: “La cura per gli amori / come per le parole / è non cercarle. / Arrivano da noi dopo un lungo viaggio / ti racconteranno loro / e tu allora saprai”. Il tema del sentimento si intreccia spesso con quello del viaggio, ricorrente nella poesia di Caldarella e declinato nei suoi risvolti sentimentali, esistenziali o come esperienza estetica. Spiagge, conchiglie, arance, rose, nuvole popolano la poesia dell’autore, piccoli oggetti da niente, generosi di profumi e di vita, che si concede mentre si nega, malinconicamente: “Uno strano profumo / di zagara e ulivo /e carrubba seccata / e verdello e salvia / mi confonde il torace. / Appoggiata all’ibiscus / pare la sera di tulle e rame”.

Accanto agli spazi, l’altro protagonista è il tempo, traditore, inaffidabile e al tempo stesso forziere, foriero di nuove promesse: “Hai perduto. Tutto è perduto” / Hai perso tutto. Stai per trovare (…) Ho perso. Tutto è perso. Ascolto il nuovo. / Un masso, una montagna, un promontorio”. Lo sguardo è sempre vigile, quasi cinico, e al contempo pronto ad aprirsi allo stupore, alla gratitudine: “Che piccola vita abbiamo / fatta di sperma, piscia e nascondimenti. / Di mutilazioni del corpo e dell’anima. / Che piccola vita abbiamo / funamboli della mollica / e della tela del ragno.”

Infine, pilastro centrale della poesia di Antonio Caldarella è l’impegno, sganciato da ipoteche ideologiche o confessionali, ma vissuto come espressione di autenticità, attraverso la scelta di scrivere, di fare radio, di fare teatro, e, prima ancora, di vivere pienamente ogni esperienza, anche i tabù del dolore, del rifiuto, delle attese deluse, dell’incapacità (in apparenza paradossale) di dire tutto: “ Ci sono cose / che non diremo mai / e che saranno luce e buio / solo per noi”.

 

Alcuni testi (da “Minuscola briciola”, 2015)

 

Disertare la vita quotidiana

 

Disertare la vita quotidiana.

Abitare il deserto dei tartari.

Un assalto improvviso,

vomitato da una nuvola.

Difendere la postazione

dello sterno,

finché non sia spenta

anche l’ultima luce dello schermo.

Leggere tutti i titoli di coda.

Tutti, fino a THE END.

 

E non verrà l’amore con te

 

E non verrà l’amore con te

almeno stasera

e le risate

che spappolano i cuscini

non verranno neanche

come il seguire la tua schiena

vertebra per vertebra

e non verrà l’amabile voglia

dello schernirsi a distanza

forse troppo distanti

molto più in là di un domani

e quasi a un arrivederci.

Voglia di venire

nella stazione dei tuoi desideri

ed invece rimango sulla giostra.

Non voglio scendere

e non voglio vincere

nessun peluche

e non voglio tirare palle ai pesci

o salire sui dischi volanti

voglio solo ridere di me

che grido sulle montagne russe

dei miei pensieri sbalzati

sulla ferrovia dell’Up and Down.

Non voglio scendere

e neanche salirti sulle trecce,

i balconi vanno bene per i gerani

io sono stato già piantato

e fuori come un balcone.

Non voglio scendere

dal treno di seconda classe

che non arriva prima

ma ti parla di persone

dalle valigie pesanti

ed ora viaggiatori leggeri.

E non verremo

sorpresi senza biglietto in tasca

e non verremo sorpresi

senza palle di Natale

e petardi di Capodanno.

Voglio solo festeggiare il tuo compleanno

senza augurarti il viaggio

che non partiremo.

Chiedo perdono,

sempre persi i treni.

 

Che piccola vita abbiamo

 

Che piccola vita abbiamo

fatta di sperma, piscia e nascondimenti.

Di mutilazioni del corpo e dell’anima.

Che piccola vita abbiamo

funamboli della mollica

e della tela del ragno,

scienziati del nascondimento

eroi della bugia, del non guardare negli occhi

tanto…chi ci ammazza a noi?

Siamo già morti.

Lapidi di viaggi, amori e sogni

ladri di un futuro, ammanettati subito

al primo desiderio.

Che piccola vita abbiamo

così piccola, da sembrarci enorme, infinita

così piccola, da sembrarci la nostra vita.

Che grande vita,

che bella vita, per questo non è finita.

Che grande, piccola vita.