
di Andrea Comincini
Il dieci maggio 2024, presso il museo internazionale delle marionette “Antonio Pasqualino”, a Palermo, si è tenuto un importante convegno per i cinquant’anni di “Contro il metodo”, il saggio che segnò un punto di svolta non solo per il mondo scientifico, ma per la cultura in generale. Il suo autore è Paul Feyerabend, che visitò proprio la città sicula, nel 1988, per un breve ciclo di seminari.
Da questo convegno è nato “Tra astrazione e abbondanza.” Nel centenario di Paul K. Feyerabend”, un libro che non è una semplice raccolta di atti, ma si presta ad essere, proprio come l’autore a cui è ispirato, poliedrico e dalle molteplici letture.
Si tratta infatti di un lavoro “divergente” rispetto alle produzioni simili: la semplicità e chiarezza espositiva lo collocano in controtendenza rendendolo accessibile a un pubblico non specialistico, senza tuttavia cedere a semplificazioni e generalizzazioni; riesce a dipingere un quadro complessivo completo di Feyerabend, la sua mentalità, le passioni e la grande curiosità; possiede la qualità di non lasciare nell’oscurità o con domande irrisolte chi per la prima volta si avvicina al pensiero dell’imminente scienziato per cominciare a studiarlo con serietà.
Il volume è composto da diversi saggi, i quali, si può ben immaginare, sottolineano l’importanza del concetto di abbondanza. Di cosa si tratta? Cosa c’entra l’abbondanza con la scienza, e la vita? Oggi la cultura, e la “conoscenza”, con i suoi paradigmi a volte eccessivamente rigidi, tendono a ridurre la realtà dentro maglie troppo strette, perdendo di fatto di vista la sua caratteristica principale. Il mondo è “straripante”, non si può contenere in una teoria del Tutto che spieghi ogni possibile ramificazione del reale.
La stratificazione dei livelli interpretativi, le opportunità di intrecci e sovrapposizioni simboliche e semantiche, rendono il mondo un posto meravigliosamente fertile. Il rischio di trovarci soffocati, di semplificare la vita, pare essere attualmente, invece, il destino a cui troppi interpreti vorrebbero condannarci.
Il risultato non è un maggior controllo del sapere, una più precisa sapienza, ma il contrario. Vuol dire perdere di vista quanto ogni modello sia comunque calato in un contesto sociale, storico, e nasca da persone con un background, una formazione particolare, “fedi” e convinzioni.
I saggi collezionati raccontano – da diversi punti di vista – come Feyerabend abbia sempre insistito su questo carattere un poco anarchico del sapere. Ma attenzione: ciò non vuol dire disordinato o confuso. Pensiamo al concetto di Ragione.
“La ragione è stata un grande successo fra i filosofi che detestano la complessità e fra i politici (tecnologi, banchieri, ecc.) che non disdegnano di aggiungere un tocco di classe alla loro lotta per il dominio del mondo. E un disastro per il resto delle persone, cioè in pratica per tutti noi. È tempo che le diciamo addio”.
Chiaramente lo scienziato non ci sta chiedendo di affidarci, d’ora in poi, ai tarocchi o al lancio dei dadi per fare filosofia! La questione è ben più seria e profonda.
Se ci liberiamo della falsa contrapposizione tra natura e cultura che tanto ha segnato la nostra storia occidentale, apparirà di nuovo chiara la necessità di sviluppare modelli meno rigidi, fluidi, e soprattutto la consapevolezza che il rapporto fondamentale tra uomo e mondo – se ridotto a concetti astratti – è destinato a fallire non solo sul piano conoscitivo, ma soprattutto esistenziale, umano.
La critica è ovviamente anche politica: una scienza distratta dalla quotidianità non è evidentemente una scienza in grado di affrontare intelligentemente gli interrogativi di maggior peso, per esempio l’idea di incommensurabilità o demarcazione (rimandiamo ai rispettivi saggi per una analisi più approfondita).
Qui ci basti ricordare che “non dovremmo essere così etnocentrici da prendere gli oggetti-dei-nostri-discorsi per cose-in-sé (‘oggetto’ implica sempre un soggetto, cosa-in-sé non lo implica affatto). Insomma, dovremmo rigettare l’arroganza cartesiana della certezza, e supporre che “la cosa” rimanga sempre al di là delle nostre teorie e discorsi (Benvenuto, p. 53).
Feyerabend non sta invitandoci all’arbitrio intellettuale, ma al contrario, a tenere sotto controllo le nostre tendenze a semplificare, ritagliare, ridurre e infine a considerare come il tutto quella piccola parte di realtà che conferma le nostre ipotesi.
Il lavoro è impreziosito da una bella riflessione di Grazia Borrini, moglie dello scienziato, la quale illustra le attività della Fondazione Feyerabend. Una associazione in sintonia con la grande umanità dello scienziato, il cui scopo è aiutare comunità svantaggiate e in crisi a risollevarsi.
Non senza difficoltà, la fondazione va avanti perché, come dice Borrini, “non siamo vinti e non siamo soli”. È proprio questo lo spirito: combattere la stupidità e l’ignoranza grazie alla scienza vuol dire procedere insieme, e non dimenticare che la cultura è al servizio degli uomini e delle donne, non certo di chi vorrebbe tenere l’abbondanza del mondo tutta per sé.