
di Lucrezia Lombardo
L’architettura del potere si sviluppa anzitutto a partire dal linguaggio. Il modo in cui diciamo le cose, i nomi che attribuiamo ad esse, la maniera in cui esprimiamo ciò che sentiamo nel profondo del nostro essere e quella in cui definiamo la realtà, tentando di spiegarla attraverso categorie e teorie, conferiscono al mondo una struttura bene precisa.
Il linguaggio può infatti essere portatore sia di verità, che di menzogne; esso può manipolare e dimostrare, farsi costruttore di speranza e distruttore di certezze. È attraverso il lògos che, per la filosofia stoica, la vita si genera e si fa manifestazione di un divino immanente alla natura delle cose, ed è sempre grazie al lògos che, per la teologia cristiana, la rivelazione ha voluto rendersi visibile, facendosi storia e incarnandosi.
A tal proposito, la storia stessa si serve di parole scritte o trasmesse oralmente, per farsi memoria collettiva e personale. Nel linguaggio dimora perciò la possibilità d’ogni rivoluzione e, al contempo, la radice del potere e delle diseguaglianze. Attraverso le parole, l’uomo ha cercato soluzioni al dolore che lo affligge, tentando di conferire un senso alla condizione di fallibilità e temporalità che è la struttura della vita su questa terra.
Tant’è che, chi padroneggia il linguaggio, può riuscire a piegare le folle, mentre chi è sottoposto al linguaggio altrui, chi lo subisce senza possedere gli strumenti necessari a decifrarlo, riceve in sorte il ruolo del suddito.
La scuola è il luogo in cui dovrebbero formarsi gli adulti di domani, a partire proprio da quella “competenza linguistica” che, sola, consente di sottrarsi a un avvenire di obbedienza e rassegnazione. La radice ultima delle diseguaglianze sociali, e dell’ingiustizia che ne deriva, risiede infatti, anzitutto, nella disparità linguistica: il potere si serve delle parole per dare un nome -e quindi vita- alle proprie regole, alle proprie strutture, istituzioni e pratiche, mentre il solco creato dalla disparità linguistica, separa chi detta le norme, da coloro che, di contro, non possiedono gli strumenti per decifrare gli imperativi proposti come dogmi irrevocabili. Continua a leggere