Invettive musicali

 

t di Stanislao Rossi

Invettive musicali, Nicolas Slonimskij, Adelphi 2025 (trad. it. di Lexicon of musical invective, critical assaults on composers since Beethoven’s time, Coleman-Rose company, 1953, 1965)

Invettive musicali è una gemma finalmente tradotta in italiano: si tratta di una raccolta di stroncature di compositori da parte di critici musicali a loro coevi sui giornali. Gli articoli raccolti vanno dai tempi di Beethoven agli anni “30.

L’autore, Nicolas Slonimskij, non sapeva di star raccogliendo i materiali per un’antologia non solo esilarante, ma anche utilissima: immaginate di essere un critico e di essere stato piantato dalla vostra cara mogliettina che è un’esponente in quell’arte specifica. Qui troverete ottime idee per definire le opere della vostra ex in modo del tutto oggettivo, spassionato e misurato. 

Avete difficoltà con un collega le cui idee provano il fatto che ragioni con l’apparato digerente? Perché utilizzare parolacce? Potete sempre definirlo uno “scimpanzé alticcio”, come George Templeton Strong, famoso avvocato americano, musicista e diarista, ha definito il povero Berlioz il 15 dicembre del 1866.

Per chi non sapesse chi sia stato Nicolas Slonimskij (27/04/1894-25/12/1995), si tratta di un compositore, direttore d’orchestra e critico musicale russo naturalizzato statunitense vissuto per oltre cento anni. Ne ha avuto dunque di tempo per fare danni, tra cui ricordiamo tenere corsi di russo ad Harvard, dirigere i Berliner, formare Cage, occuparsi di musica latina americana, insegnare a parlare in latino (non una forma di spagnolo o latino-americano, latino proprio) alla figlia Electra…

Non dimentichiamoci che a 87 anni ha suonato il pianoforte per Frank Zappa e che a 100 in un’intervista ha fatto scompisciare l’auditorio dichiarando che se Schubert fosse campato quanto lui avrebbe potuto essere “la sua balia”. Docente di teoria musicale a Boston, è stato colui che ha introdotto Varése al pubblico americano.

In una deliziosa post-fazione scritta da lui stesso medesimo, Il rifiuto dell’insolito, il critico offre una panoramica della motivazione dei giudizi meno profetici della storia per quanto riguarda l’arte della musica: quello che noi consideriamo “musica” è anche ciò che riteniamo tale e che siamo abituati a sentire.

Inoltre, il critico evidenzia anche i campi semantici di appartenenza dei vari insulti: scatologici e legati agli escrementi, salute mentale, animali (con i gatti che la fanno da padroni, fatto che la dice lunga sui critici, ma anche i coccodrilli e i primati sono presenti e non va sottovalutata la presenza dei maiali; colpisce la totale assenza dei caribù e degli zebù), malattie, quali coliche, mal di denti, febbri cerebrali etc etc. (in una recensione di Louis Elson suggerisce di mutare il titolo di le mer di Debussy in le mal de mer…).

Qualche critico fa il parallelo tra un concerto e una colica o un intervento odontoiatrico, in un modo che risulta talmente spassoso da dover interrompere la lettura per ridere e sottolineare la frase, pronti a riadoperarla alla bisogna. Inoltre, nota come già negli anni “50, quando pubblica la prima edizione di questo gioiellino, nessun critico musicale serio avrebbe dato dell’idiota (o meglio ancora del lunatico, nel senso però ottocentesco del termine) a un compositore, come invece fa Otto Floerscheim, un critico musicale, a Richard Strauss.

Anche tutte le riflessioni morali erano ormai quasi del tutto accantonate, dunque, tanto più fanno riflettere oggi, in cui nessuno avrebbe problemi con la morale della “Tosca”. Sulla “Carmen”, dopo il mio divorzio, invece, ho compreso che Slonimskij sbaglia, non c’è moralismo da parte di questi poveri critici, al contrario di quanto avrei pensato fino a cinque anni fa. Sono piuttosto espressi dei pilastri della società umana, certe schifezze, le mogli e le fidanzate non dovrebbero farle, rimanete con noi mariti!

In effetti, come nota Slonimskij, le critiche sull’opera spesso si trasformano in insinuazioni sul privato dei compositori, riflessioni sulla fisiognomica degne di Lombroso, critiche anche alla morale. In pratica, non c’è un campo semantico dell’insulto che non sia toccato dai critici musicali, anche nei confronti di quelli che oggi sono considerati dei geni universali.

Il titolo originario di questo esilarante libro è traducibile con “Dizionario delle invettive musicali” e nella traduzione italiana viene offerto un piccolo lessico conclusivo che indicizza i vari insulti e si riferisce di conseguenza al compositore in questione.

Per dare un’idea di come i critici coevi definissero la musica di quello che oggi è un mostro sacro come Beethoven, basti guardare le seguenti voci:  “aberrazione”, “accordi scorticanti”, “armonia davvero atroce”, “assoluto smarrimento” (della ragione del compositore), assordante, baccano, banale, barbarico, becchettante, bizzarro, brutto (voce sotto la quale si trovano praticamente tutti i compositori citati nel libro), marchio di Caino, caotico, chiasso, coccodrilli (Lizt ha anche “colica dolorosa” in catalogo tra le definizioni date delle sue opere), “concerto a base di grida di guerra indiane” (questa definizione davvero notevolissima la tengo in serbo per  definire il quartetto d’archi della mia ex moglie), confusione, dannatamente sbagliato, dannoso, dissonanze antieufoniche, dragone ferito, faticoso, feroce, gatti selvatici (anche questa da usare contro la mia ex), grossolanità, imbroglio e credo che possa bastare.

Come racconta in una noticina, Slonimskij ha trovato queste recensioni spulciando archivi ed emeroteche in varie università, anche se ammette che alcune perle sono state trovate per “serendipità”, cioè per puro caso.

Quello che interessa è che spesso questi critici non erano delle emerite nullità, ma degli intellettuali anche piuttosto importanti, come Eduard Hanslick, a cui Brahms ha dedicato i suoi Sedici walzer op. 39, e noto per le sue posizioni anti-wagneriane.

Quali sono state le reazioni dei compositori? Alcuni hanno fatto finta di niente, con una certa sportività, Beethoven ha appuntato a una critica “Miserabile canaglia! Quello che io cago è meglio di quanto tu abbia mai pensato”) e Max Reger rispose a una stroncatura di Rudolf Louis con la seguente, garbatissima lettera, che illuminava di una funzione non concepita dal critico, ma di certo utile, la sua recensione: “Sono seduto nella sala più piccola della casa con la sua recensione di fronte a me. Tra un attimo sarà dietro di me”.

 

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