«Le parole nutrono». Scrittura e vita nell’opera di Goliarda Sapienza, a cura di Manuela Spinelli, Franco Cesati, 2025

I caffè di Goliarda Sapienza

di Serena Vinci

Se è vero che «le parole nutrono e come il cibo vanno scelte bene prima di ingoiarle» (lo scrive Sapienza in L’arte della gioia), anche il caffè può essere considerato nutrimento. In questi giorni è nelle sale cinematografiche Fuori, il film per la regia di Mario Martone che sceglie di rappresentare l’autrice nel suo rapporto con l’esperienza nel carcere di Rebibbia e le amicizie nate in seno a quella vicenda. Nel film c’è un fil rouge discreto ma significativo: il caffè.

Un fotogramma tratto dal film “Fuori” di Mario Martone

Di tre tipi sono i caffè di Goliarda e tutti e tre nutrono: quello che si prepara da sola a casa e sorbisce seduta in cucina, quello che le prepara il marito e che bevono insieme a letto, quello preparato al bar che accompagna gli incontri con Roberta, ex compagna di cella, seguito poi rigorosamente da whisky «con molto ghiaccio».

 

Ognuno di questi caffè ha un senso e un sapore diverso, come le diverse declinazioni della poetica della scrittrice: introspettivo, di relazione, politico. Mi sembra che di questi tre aspetti parlino principalmente i saggi che costituiscono il recente volume di ricerca accademica dedicato alla scrittrice: Le parole nutrono, per la curatela di Manuela Spinelli, maîtresse de conférences presso l’Université Rennes 2.

Spinelli è specialista in studi di genere, letteratura e civiltà italiana contemporanea. È co-fondatrice di Parents & Feminists, un’associazione dedicata alla genitorialità paritaria. I suoi interessi di ricerca vertono sulle dinamiche di costruzione della mascolinità e della femminilità, sulla letteratura femminile e sulla maternità.

Nel 2024 ha curato, insieme a Ramona Onnis dell’Université Paris Nanterre, un volume di notevole interesse su queste ultime due tematiche: Raccontare i corpi delle donne  (Franco Cesati). Parlare di chi studia un’autrice come Goliarda Sapienza significa parlare un po’ anche della scrittrice stessa. Infatti, Sapienza è stata sempre fortemente coinvolta nelle battaglie di pensiero. Un pensiero, il suo, anarchico e scomodo molto spesso, ma che ha fornito le fondamenta per le nuove riflessioni relative alle tematiche della marginalità, non solo in relazione al genere.

Un ritratto di Goliarda Sapienza

Goliarda viene apprezzata prima in Francia che in Italia, forse per questo è dall’iniziativa di una studiosa italiana che vive e lavora in Francia che scaturisce il bel volume, a seguito del convegno internazionale organizzato per il centenario della scrittrice, «Le parole nutrono. Per i cent’anni di Goliarda Sapienza», tenutosi lo scorso anno, il 21 marzo a l’Università di Rennes 2 e il 22 marzo all’Università Paris Nanterre. La curatrice, che come si diceva è assai sensibile alle tematiche femminili in rapporto alla letteratura italiana, non è peraltro l’unica studiosa di formazione francese a prendere parte al convegno e al volume.

Per esempio, Valeria Restuccia viene da Nanterre, altra roccaforte degli studi italianistici volti alla valorizzazione delle scrittrici. Siciliana d’origini, non è un caso che Restuccia abbia voluto soffermarsi su La potenza evocativa della Sicilia nellopera di Goliarda Sapienza: luoghi, immagini, tradizioni, con cui sceglie di intitolare le sue riflessioni.

L’analisi dell’influenza delle origini suggestiona anche Serena Todesco, che ne parla in Spazi, luoghi e tempi nella sicilianità interiore di Goliarda Sapienza. Questi saggi ci parlano della prima tipologia di caffè, quello introspettivo, conferendo la giusta importanza al luogo della nascita. Recenti riflessioni filosofiche stanno mostrando quanto e come il focalizzarsi sulla nascita, invece che sulla morte, possa modificare la prospettiva d’analisi letteraria. È il motivo per cui alcuni convegni iniziano a celebrare l’anniversario rispetto alle date di nascita piuttosto che, come è prassi, di morte di un autore/autrice. Ciò viene messo a fuoco da Monica Farnetti nel suo contributo, Trame di nascita ne «L’arte della gioia».

 

Un tema centrale per Sapienza è sempre stato quello relazionale, strettamente legato all’amore e al desiderio sessuale. Gloria Scarfone, in Femminismo, familismo, utopia: «L’arte della gioia» oggi, descrive con precisione il modo in cui Sapienza si pone nelle questioni relazionali:

Chiunque abbia letto Larte della gioia non faticherà a riconoscere in queste parole non solo la forza del progetto utopico di Modesta, ma il vocabolario stesso di cui si serve per denunciare la morale sessuale reazionaria: odio, coercizione, vigliaccheria, impotenza sono termini che tornano continuamente nel libro. Instaurare una “nuova vita” a partire dalla coscienza delle contraddizioni (altra parola cardine di Sapienza) inerenti all’antica, non per distruggere la famiglia, ma l’odio che essa crea: è così che Modesta cercherà, dopo aver distrutto la sua per mezzo di ben tre matricidi simbolici, di costruire una famiglia che non sia una fabbrica di mentalità autoritarie. (p. 106)

Relazione con l’altro/a significa però anche pericolo, insidia, rischio di incolumità fisica e mentale. Sapienza è stata tra le prime ad aver avuto il coraggio di affrontare tematiche scomode e scabrose per il senso comune, come il desiderio sessuale infantile, e anche delitti gravissimi come la violenza con aggravante di incestuosità. O, potremmo dire, viceversa: l’incesto con l’aggravante della violenza.

Il pregio è stato farlo senza moraleggiare, senza raccontare giudicando con toni apodittici. Oltre alla violenza, la scrittrice affronta altri traumi profondi come il lutto delle persone care e il tentativo di suicidio. Però, come nota Alberica Bazzoni, in La lingua del trauma nella scrittura di Goliarda Sapienza: temporalità, immagini, forme:

soffermarsi sulla dimensione traumatica nella sua opera, non significa ridurre l’elemento vitalistico, gioioso, affermativo e profondamente generativo che anima tutta la sua scrittura e che ne costituisce la cifra distintiva; al contrario, l’iterazione traumatica contribuisce a dare profondità e spessore proprio alla spinta vitale, inseparabile dal bisogno di elaborare la violenza e il lutto con gli strumenti della parola performativa. Riattraversando letterariamente il suicidio, Sapienza oltrepassa la morte e trova l’ironia, che è l’elemento terzo fra negazione melancolica e vitalismo espansivo. (p. 83)

 

Infine, il terzo caffè, quello politico. Sapienza non ha mai aderito a ideologie preconfezionate, preferendo sempre ironia e vitalismo alla contrapposizione tra schieramenti. La scrittrice, figlia della nota sindacalista Maria Giudice, prima donna dirigente della Camera del Lavoro di Torino, riceve una formazione anarchica che connoterà il suo atteggiamento nei confronti della vita e della società sottraendola a qualsiasi tipo di cliché o allineamento.

Che di politica trasudasse, è chiaro dal contributo di Mara Capraro, Una scrittrice diversa”, una criminale comune”: lesperienza carceraria e la costruzione della postura autoriale e mediatica. Del resto, anche il film di Martone fornisce una chiara lettura della sua posizione in merito alla contrapposizione fuori/dentro che costituisce l’opposizione tra chi è/è stato in carcere e chi no.

Sapienza, in una intervista pungente e scomoda con Biagi specifica che pur non avendo mai pensato che “il carcere è bello”, ha potuto constatare quanto fuori e dentro siano uguali: se non si è liberi non lo si è mai, in nessuna delle due condizioni. E viceversa: se lo si è, lo si è ovunque e in qualsiasi condizione.

Sapienza è letta poco in Italia, o comunque meno di quello che tutte le autrici dei saggi in volume e la curatrice  (‘le amiche di Goliarda’ potremmo dire,  riprendendo il titolo del saggio di Barbara Kornacka, Amiche di Goliarda. Sorellanza in Appuntamento a Positano e Le certezze del dubbio) auspicherebbero. Le motivazioni di questa scarsa attenzione potrebbero riguardare il suo essere “scandalosa” nella libertà con cui ha vissuto le sue emozioni, le sue relazioni e i suoi momenti difficili.

Ma, per essere indulgenti con il pubblico italiano, possiamo pensare che tale disattenzione nei suoi confronti sia legata al fatto che la sua produzione letteraria non sia stata comunicata efficacemente ai lettori e alle lettrici. Se così fosse, bene: Le parole nutrono, di scorrevole, intrigante e godibile lettura anche per i non addetti ai lavori, potrebbe essere un’equilibrata guida alla lettura e alla comprensione di questa autrice di rara complessità.

 

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