Il miracolo Spinoza

di Andrea Comincini

A volte la filosofia appare come una materia astrusa e staccata dalla realtà: Platone ci ricorda, nel Teeteto, l’aneddoto della servetta di Tracia che prende in giro Talete: immerso nei suoi pensieri a contemplare il cielo, il filosofo cade rovinosamente in una buca. La storiella, oltre a strapparci un sorriso, ci dice anche quanto una passione, addirittura una ossessione, possa catturare completamente un essere umano, tanto da trasformare l’esistenza.

Per molti filosofi, quel fuoco che arde è la ricerca della verità, e nulla può opporsi al suo inseguimento, nemmeno quando i rischi sono altissimi. Una delle figure del mondo della filosofia che ha davvero – intimamente e integralmente – dedicato l’intera vita al sapere è Baruch Spinoza. A raccontarci biografia e pensiero c’è oggi un agile volume dello scrittore francese Frédéric Lenoir: Il miracolo Spinoza, pubblicato dalla casa La  nave di Teseo. L’autore parte da una domanda essenziale: “Come ha potuto un uomo, in meno di due decenni, erigere una costruzione così profonda e rivoluzionaria?”

In effetti, a guardare l’opera dell’ebreo portoghese, c’è da restare strabiliati. Non si tratta soltanto di registrare l’incredibile potere emancipatorio, la maestosità dell’architettura filosofica, la ferrea volontà di erigere un’etica come fosse un perfetto teorema geometrico. A stupire è l’effetto generale che Spinoza produce. Il sottotitolo dice: “Una filosofia per illuminare la nostra vita”, ovvero un pensiero il quale, dopo aver demolito le false concezioni che lo circondavano, riesce nell’intento di sigillare la pace nei cuori.

Ma quali sono i nemici di tale pensare altro? La vicenda di Spinoza è anch’essa nota: ebreo intelligentissimo, bambino prodigio, ben presto si trova ad affrontare i travagli del quotidiano e a scontrarsi con la propria comunità. Costretto a fuggire via, trasloca in Olanda, dove “quelli come lui” potevano vivere un po’ più sereni; si dedicherà all’ottica, facendo il molatore di lenti per vivere (E sarà un artigiano di fama europea!)

La tranquillità però non fa parte del vocabolario spinoziano, e tra attentati e complicazioni varie visse sempre guardingo, impossibilitato a firmare le proprie opere e a divulgare quelle idee che mettevano decisamente in crisi il potere religioso costituito.

Lenoir ci conduce con energia in questa avventura così grandiosa e parimenti modesta, in quanto Baruch è uomo schivo, vive di poco, si accontenta “semplicemente” della propria integrità. Spinoza è un animo sereno perché profondamente coerente con se stesso. Così lo descrive il francese: “Amo profondamente Baruch Spinoza e lo considero un caro amico.

Quest’uomo mi commuove per la sua autenticità e immensa coerenza, per la sua dolcezza e tolleranza, anche per le sue ferite e sofferenze, che ha sublimato nella sua incessante ricerca di saggezza”. Anch’egli ovviamente fu vittima di alcuni atavici pregiudizi dell’epoca, ma non di meno appare nella sua figura un atteggiamento che ogni filosofo dovrebbe mostrare:

“Spinoza propone un percorso di liberazione fondato su una osservazione minuziosa di noi stessi, delle nostre passioni, delle nostre emozioni, dei nostri desideri, della nostra costituzione fisica che, da solo, ci renderà liberi” (p. 16) Che prezzo pagò per questo?

Ebbene il 27 luglio 1756 nella sinagoga di Amsterdam, dopo una giovinezza già travagliata, subisce per esempio un herem, cioè una scomunica. Oggi forse la cosa potrebbe farci sorridere, ma a quei tempi significava la fine sociale dell’individuo. Leggiamola, per ricordarci sempre cosa comporta il fanatismo religioso: “Che egli sia maledetto di giorno e maledetto di notte, maledetto quando si sdraia e maledetto quando si alza, maledetto quando esce e maledetto quando rientra.

Il Signore non lo risparmierà: al contrario, la collera del Signore e la sua gelosia si abbatteranno su quest’uomo, e tutte le maledizioni scritte penderanno su di lui, e il Signore cancellerà il suo nome da sotto il cielo”. (p. 31).

Parole orribili, ma inutili. Egli non si pentirà mai di aver messo al primo posto della vita non il dogma ma la libera ricerca. Precursore dell’illuminismo, strenuo difensore della libertà, amante di un dio non personale o vendicativo, Spinoza continuerà a scrivere fin quando si spegnerà, avvolto in quella serenità che lo accompagnò per tutta la vita. È lui ad aver riscritto le regole del desiderio, è lui ad averci spiegato come sentiamo e sperimentiamo di essere eterni, in fondo pervasi da un legame indissolubile con il tutto.

È grazie a Spinoza che parole come “peccato” e “punizione” sono state abbandonate per una teologia altra. Il libro di Lenoir ci parla di amore, fratellanza, passione e umiltà perché immerso nel mondo di Spinoza: “Gli animi si vincono non con le armi ma con l’amore e la generosità. Non desideriamo qualcosa perché lo giudichiamo buono, bensì, al contrario, definiamo buono ciò che desideriamo”. Una rivoluzione dello spirito, testimonianza di come la filosofia, oltre a farci cadere nelle buche, può essere anche uno straordinario strumento di emancipazione.

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