“L’odore delle sere.” Poesie di Lucrezia Lombardo”

NOTA DI LETTURA DI MAURO MACARIO:
Mi domandavo quale magica percezione olfattiva può ancora infiltrarsi e sopravvivere nel bosco metallico del nostro Tempo ? Quale ritorno possibile ai sensi originari, quale eco, quale richiamo avvertibile oltre le barriere elettroniche, oltre l’offesa dell’intelligenza artificiale ?
Chi mai sarà in grado di ricongiungersi con i soffi segreti della vita, di una vita minima nel suo successivo espandersi cosmico ? Chi saprà fuggire dagli innesti bionici, resistere alla clonazione robotica ? Chi sentirà il bisogno dell’odore di sere arcaiche, contadine, naturalistiche ? Quale karma guiderà questi versi e chi reincarnato potrà tornare disinquinato dal monossido e dal plutonio 235, per anelito catartico ad accorciare la distanza tra un filo d’erba e un tramonto ?
Solo il karma di una nativa di una tribù d’America istruita alla spiritualità animista, reincarnata in una poetessa del nostro malato e oscuro Occidente. Quell’Occidente che ha sterminato gli indiani, gli animali, la Natura.
Lucrezia, ribattezzata Chaska che significa Dea delle stelle, in lingua cheyenne. Oppure Tala che vuol dire Lupa, o Nizhoni, semplicemente Bella. Bella nel suo recuperare gli odori come un filo d’Arianna nel viola dei crepuscoli tra boschi, torrenti, campagne, monti. Perchè la Natura, per gli indiani era il Grande Spirito, presente in ogni creazione : il vento, la pioggia, i fulmini, il sole, gli animale, ogni fiore, la sabbia, le rocce, le pietre, e gli alberi che parlano a chi sa dialogare con loro.
In queste poesie Lucrezia/Chaska, Dea delle stelle, le crea in un firmamento poeticamente didattico per chi, affetto da amnesia, ha dimenticato la Madre Terra oggi più attraversata dal sangue che da fresche acque sorgive. Chissà da quale squaw, Apache ? Cheyenne ? Kiowa ? Cherokee ? Chaska viene ri-condotta sui sentieri della Grande Origine china a ri-conoscere i fratelli e le sorelle vegetali,le erbe mediche da portare all’Uomo di medicina nel suo campo tendato, e i fiori per adornare il suo tepee pieno di pittografie…
La poetessa odierna combatte anche così le brutture di questa epoca esortando, senza enfasi né anatemi, un ritorno alla Natura dalla quale un Sistema chirurgico infame ci ha diviso separandoci da quell’armonia universale in cui gli indiani fondavano una religione del vivere e una civiltà tribale in un eden che da lì a poco sarebbe stato distrutto.
Oggi siamo tutti indiani e l’eden è vicino alla sua distruzione. Ma finché Chaska continuerà a camminare tra i sentieri e le sue memorie incontrando piccoli e grandi fratelli con le loro anime nei sassi, nell’acqua, nel fuoco, nel vento, a noi indiani non ci fermerà nessuno. Il suo canto lieve e profondo, commovente ed evocativo, unirà le voci passate con le nostre.
Mauro Macario

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